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Politics · 2026-10-16 · Edizione del mattino

La CIG si avvicina a una sentenza storica nel caso di genocidio dei Rohingya

La Corte Internazionale di Giustizia dovrebbe pronunciarsi nelle prossime settimane sulla questione se il Myanmar abbia commesso genocidio contro la sua minoranza Rohingya. Il caso, presentato dal Gambia nel novembre 2019, potrebbe portare alla prima constatazione in assoluto da parte della corte che uno stato è direttamente responsabile di aver commesso genocidio. Il Gambia ha sostenuto che tutti i firmatari della Convenzione sul genocidio del 1948 hanno un interesse comune nella sua applicazione.

Dopo le udienze di gennaio, in cui la corte ha ascoltato testimoni Rohingya in sessione a porte chiuse, i giudici stanno valutando le prove che pongono la violenza sessuale al centro del caso. Una sentenza che questi atti costituiscano genocidio sarebbe anch'essa storica, segnando la prima volta che la CIG ha formulato una tale constatazione nel merito. La corte aveva precedentemente respinto le obiezioni del Myanmar alla sua giurisdizione nel luglio 2022, consentendo al caso di procedere.

I procedimenti seguono le operazioni militari del Myanmar del 2017 che hanno costretto oltre 700.000 Rohingya a fuggire in Bangladesh, dove ora vivono 1,2 milioni di rifugiati. Per molti sopravvissuti, la battaglia legale è legata a una richiesta più fondamentale. Un sondaggio tra i rifugiati ha rilevato che l'86% crede che la giustizia richieda il ripristino della cittadinanza che è stata loro negata da una legge del 1982.

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